Trapani, sport e affari nel mirino: il mistero dei 180 milioni di debiti dietro l’impero Antonini
di Nicola Biondo e Giacomo Di Girolamo – Repubblica Palermo
A Trapani, lo sport è diventato un affare di Stato. E non solo per i risultati straordinari del Trapani Calcio e della squadra di basket Sharks, entrambi promossi (in Serie C e in A1), ma per i rapporti sempre più intricati tra politica, finanza e sport, che ruotano attorno alla figura dell’imprenditore romano Valerio Antonini.
Patron del calcio, del basket, dell’emittente Telesud e promotore di una futuristica “cittadella dello sport”, Antonini si è imposto come il “tycoon” di Trapani. Ma ora, a far discutere non è tanto il campo quanto l’origine dei fondi che hanno reso possibile questa rapida ascesa.
Il sogno della cittadella e lo scontro con il Comune
Il progetto da sogno – stadio, palazzetto, multisala, centro commerciale e persino un lago artificiale – è stato annunciato da Antonini sui social come “tutto pronto”. Ma dal Comune il sindaco Giacomo Tranchida frena: nessun progetto ufficiale è stato presentato, e l’area sarebbe demaniale. Il confronto è acceso e sullo sfondo resta la domanda cruciale: chi mette i soldi per tutto questo?
La “cassaforte” londinese: da sponsor a buco nero
Il cuore finanziario dell’impero Antonini fino al 2024 è stato Quanton Commodities, società con sede a Londra, specializzata nel commercio di grano e materie prime alimentari, e controllata da una holding in Lussemburgo. È stata proprio Quanton – come raccontano Biondo e Di Girolamo su Repubblica – a sostenere economicamente le due promozioni sportive, versando oltre 8 milioni di euro a calcio e basket.
Ma mentre a Trapani si festeggiava, Quanton veniva venduta e poi messa in liquidazione con un buco spaventoso: 180 milioni di euro di debiti.
Kalash, la società vuota e indebitata
Dopo la vendita del 20 marzo 2024, Quanton cambia nome in Kalash e viene acquistata dalla Black Beetal LLC, con sede negli Emirati Arabi. Sei mesi dopo, la nuova società è in liquidazione. Secondo il liquidatore inglese Michael Solomons, Kalash non è in grado di onorare i propri debiti, che superano i 151 milioni di sterline.
Tra i creditori emergono una decina di società internazionali (tra cui realtà da Germania, Messico e Turchia), un’immobiliare inglese, e persino Gianluigi Torzi, il finanziere coinvolto nella controversa compravendita del palazzo del Vaticano a Londra, che vanta un credito da 239mila euro.
Il nodo russo e le ombre internazionali
Ma il nome che fa più rumore è quello della GTCS Trading DMCC, una piccola società russa che vanta un credito da 109 milioni di euro. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, la GTCS è sospettata di far parte di una rete che avrebbe trasportato grano ucraino rubato dai territori occupati dalla Russia, mascherandone l’origine e rivendendolo in Paesi come Iraq, Iran e Siria.
Antonini, da parte sua, ha ammesso di aver venduto grano in Iran per 100 milioni di euro, ma non avrebbe iscritto i ricavi a bilancio «perché non ancora interamente pagati». Il legale della GTCS, Davies Battersby, non ha né confermato né smentito l’origine del debito.
Tanti interrogativi, poche risposte
Resta da capire chi abbia realmente contratto quei debiti: Antonini prima della vendita o la nuova proprietà? Perché una società fantasma negli Emirati ha rilevato un’azienda già indebitata e l’ha portata al collasso in pochi mesi? E soprattutto, quanto di tutto questo ha ancora a che fare con le finanze delle squadre trapanesi, oggi apparentemente floride?
Domande aperte, in un contesto in cui sport, politica e affari si intrecciano come mai prima nella storia della città. A Trapani, il sogno sportivo è reale, ma le sue fondamenta economiche restano un enigma tutto da chiarire.