Giornale di Sicilia: «L’Akragas deve rinascere», parte la mobilitazione
Agrigento è Capitale italiana della cultura. Un riconoscimento che avrebbe dovuto segnare il riscatto di un’intera città, un’occasione di rilancio in ogni ambito, anche sportivo. L’Akragas era stata presentata in grande stile al Palazzo di Città, tra applausi, entusiasmo e buoni propositi. Sul petto dei giocatori il logo “Agrigento 2025”, quasi a voler testimoniare che il club avrebbe accompagnato la città nel suo anno più importante. E invece, mentre la città celebra la cultura, lo stadio Esseneto resta chiuso, silenzioso. Il derby contro il Licata non si è mai giocato. I cancelli serrati e la scritta «L’Akragas rinuncia alla D» hanno sancito la fine.
Una delusione cocente per i tifosi, ma non ancora definitiva per chi spera nella rinascita.
«I tifosi, gli sportivi e gli appassionati non ci stanno – dichiara l’avvocato Enzo Caponnetto – la mobilitazione è già partita. L’idea è di ripartire dal basso, anche da una categoria inferiore. L’attuale società è incedibile, serve azzerare tutto e ricominciare un nuovo percorso insieme».
L’intento è quello di costituire una nuova società, sostenuta da imprenditori, professionisti e tifosi, sulla scia di quanto accaduto nel 2018, quando una cordata agrigentina salvò il titolo sportivo.
«Sono stato contattato da amici che hanno a cuore le sorti dell’Akragas – prosegue Caponnetto – i tifosi non accettano uno stadio vuoto anche l’anno prossimo. Stiamo pensando a un progetto sostenibile: raccogliere adesioni, puntare a un ripescaggio in Promozione e strutturare una dirigenza vera».
Tra i nomi che potrebbero scendere in campo ci sono Franco Nobile, Giovanni Amico e – perché no – anche l’ex presidente Marcello Giavarini.
Ma non tutti condividono questo ottimismo. Il dentista Ciro Fuschino è diretto:
«Quella dell’Akragas è stata un’agonia iniziata a inizio stagione. Il ritiro della squadra e la sua scomparsa sono avvenuti nell’indifferenza generale della classe dirigente. È lo specchio di una città che doveva brillare e invece sprofonda nel degrado».
Più fiducioso il libraio Alessandro Accurso Tagano:
«La rinuncia alla Serie D non è la sconfitta di Agrigento, ma di chi ha gestito il club. Attorno a una nuova idea di ripartenza si avverte già fermento. Agrigento non vuole restare senza calcio».