Antonini replica a Repubblica: «La mia Quanton era solvibile, il debito da 180 milioni non è responsabilità mia»

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Dopo l’inchiesta pubblicata da Repubblica Palermo che ha ricostruito il retroscena finanziario legato alla “cassaforte” Quanton, l’imprenditore romano Valerio Antonini ha deciso di rompere il silenzio. In un’intervista rilasciata proprio al quotidiano, Antonini ha voluto chiarire la sua posizione su quella che è stata definita una “liquidazione da 180 milioni di euro”, spiegando che al momento della cessione la società era perfettamente equilibrata tra debiti e crediti.

Trapani, sport e affari nel mirino: il mistero dei 180 milioni di debiti dietro l’impero Antonini

«È stata raccontata una ricostruzione falsa», ha detto Antonini. «Si è parlato di debiti per 235 milioni di euro nel 2022, ma non si è specificato che esistevano anche crediti dello stesso importo, tra cui uno fondamentale con il governo dell’Iran». Secondo l’imprenditore, la sua Quanton avrebbe vantato un credito di 124 milioni di euro per forniture di grano verso Teheran, di cui solo 50 effettivamente incassati. I restanti 75 milioni sarebbero oggetto di arbitrati internazionali, e proprio questo avrebbe reso interessante l’acquisto da parte della nuova proprietà.

Come riportato anche da Repubblica Palermo, la società acquirente – una realtà con sede nella free zone degli Emirati – ha rilevato Quanton nel febbraio 2024. A settembre, spiega Antonini, la stessa Kalash (nuovo nome della società) risultava ancora “solvente” per i liquidatori britannici. «Se a settembre era solvibile, lo era ancora di più a febbraio quando è avvenuta la vendita», ha ribadito.

Sul punto più discusso – i 109 milioni di euro vantati dalla Gtcs Trading Dmcc, società registrata a Dubai ma associata a traffici russi – Antonini è netto: «Non si tratta di una realtà russa come si è scritto. Gtcs è un colosso del trading con un bilancio da miliardi e legami storici con l’export dalla Russia». Ma respinge con forza qualsiasi responsabilità diretta nella formazione del debito: «Io ho venduto la società mesi prima. Se loro hanno contratto debiti dopo, non è un mio problema. Il loro legale non ha confermato né smentito che il buco fosse precedente, ma non avrebbe senso: io ero già fuori».

Interrogato poi sul futuro e sul progetto della Cittadella dello Sport da 110 milioni che dovrebbe sorgere a Trapani, Antonini sottolinea che i capitali non mancano: «Parliamo di project financing. I fondi arriveranno da banche e investitori privati. Ci siamo già affidati a Ernst & Young come advisor».

Ma non è tutto in discesa: l’area individuata, ricorda Antonini, è ancora soggetta ad autorizzazioni da parte del Comune e del Demanio. «Siamo in attesa. Noi siamo pronti», ha concluso l’imprenditore, che oggi guida il Trapani Calcio, la squadra di basket degli Sharks e l’emittente locale Telesud, acquistate anche grazie ai capitali in arrivo dalla ex Quanton.

Un’intervista, quella a Repubblica Palermo, che arriva per provare a spegnere le polemiche. Ma che, probabilmente, alimenterà ancora interrogativi nel dibattito pubblico trapanese.